Quello che la sinistra di Cornate d’Adda non vuole farvi sapere sui Comitati di Frazione

Nel mezzo di delibere e adempimenti vari, la maggioranza di sinistra ha inserito il cambiamento del regolamento dei Comitati di Frazione come se fosse un dettaglio tecnico, un passaggio burocratico di routine. In realtà, proprio quel passaggio segna un punto di svolta che riguarda il rapporto tra cittadini, territorio e istituzioni La maggioranza ha cambiato le regole del gioco e lo ha fatto nel modo più semplice e più duro possibile: togliendo ai cittadini uno spazio che era loro e che ora diventerà un terreno controllato da chi governa. Uno strumento nato per essere libero si trasforma, con un colpo di mano, in un luogo dove la voce dell’Amministrazione risuonerà più forte di quella dei residenti.

Il provvedimento è stato presentato con i soliti slogan: “rilancio della partecipazione”, “più dialogo”, “più informazione”. Ma dietro queste parole c’è una realtà che fa male. La modifica chiave stabilisce che sarà anche l’Amministrazione a convocare i Comitati e a decidere i temi da affrontare. Non si tratta di un dettaglio: è la fine dell’indipendenza che quei Comitati avevano, e che erano riusciti a mantenere nonostante pressioni sempre crescenti.

Quando i Comitati di Frazione furono creati, all’inizio del primo mandato Quadri, furono pensati come un luogo libero: uno spazio in cui le persone potessero finalmente parlare, confrontarsi e denunciare problemi senza mediazioni, senza filtri, senza dover chiedere il permesso a nessuno. Per anni hanno funzionato così. I cittadini si sentivano protagonisti, non spettatori. Ora questo modello viene cancellato. E per noi dell’opposizione, che avevamo difeso quello spirito condiviso da tutto il Consiglio, è un colpo che fa sentire ancora più soli all’interno di un’aula dove ogni giorno diventa più evidente chi vuole decidere per tutti.

Non è un caso che l’episodio raccontato dal consigliere Gianluca Quadri, presidente del Comitato di Colnago, sia calzante: già prima della modifica la maggioranza ha cercato di influenzare il Comitato, chiedendo convocazioni senza averne il diritto, proponendo ordini del giorno non pertinenti e arrivando perfino ad affiggere in piazza un ordine del giorno scritto dall’Amministrazione stessa. Quando il Presidente ha provato a far rispettare le regole, la risposta è stata un’ondata di polemiche sulla “Voce”. È difficile non sentirsi schiacciati da un atteggiamento così aggressivo verso chi, semplicemente, difendeva le regole approvate da tutti.

E proprio per questo la modifica di oggi pesa ancora di più. In aula abbiamo persino dovuto ascoltare lezioni di leggerezza: “non importa chi convoca”, “non serve formalizzarsi”, “l’importante è parlarsi”. Ma se davvero non importasse, perché cambiare il regolamento? Perché trasformare i Comitati in qualcosa che saranno convocati dall’alto? Perché togliere ai cittadini un potere che avevano e che funzionava? Queste domande, che per noi sono naturali, sembrano non trovare mai risposta. E questo lascia un senso profondo di ingiustizia, sia per chi siede in opposizione sia per chi vive nelle frazioni.

Anche il voto finale dice tutto: una volta il regolamento fu approvato all’unanimità. Oggi la maggioranza ha deciso di andare avanti da sola. Per noi è stato un momento simbolico: la conferma che l’ascolto non è più una priorità e che i cittadini, un tempo al centro del progetto, ora sembrano un ostacolo da ridurre al silenzio.

Come Centrodestra Unito abbiamo votato contro con la consapevolezza di essere rimasti gli unici a difendere l’idea originale: Comitati liberi, indipendenti e realmente rappresentativi. Oggi, invece, ci ritroviamo a denunciare un regolamento che snatura quegli organismi, li rende dipendenti dalla volontà politica della Giunta e li priva della loro autonomia. Sentiamo di doverlo dire non solo per noi, ma per le persone che in questi anni hanno partecipato, discusso, portato proposte, dedicato tempo nelle frazioni con la convinzione che la loro voce contasse davvero.

La partecipazione vera nasce dal basso.
Quella imposta dall’alto si chiama in un altro modo.

E noi continueremo a ricordarlo, anche se qualcuno preferirebbe non sentirlo più.