ex Casa delle Suore: mezzo milione di euro e silenzio assoluto dal Comune

Mezzo milione di euro di soldi pubblici per comprare l’ex “Casa delle Suore” di Colnago, ma dal Comune nessuna spiegazione. Nessun progetto, nessuna idea chiara, nessuna risposta. Tutto deciso nel silenzio e nella fretta, come se la trasparenza fosse un optional. A Cornate si spende prima e si pensa dopo – e intanto i cittadini restano senza risposte.

Il Comune di Cornate d’Adda ha deciso di acquistare l’ex Casa delle Suore per 240.000 euro, un altro acquisto a scatola chiusa, senza confronto, senza numeri chiari e soprattutto senza una visione di lungo periodo. Nella delibera comunale si parla in modo vago di “finalità sociali”, ma non esiste alcun progetto concreto, nessun piano operativo, nessuna destinazione definita. E così, mentre si spendono centinaia di migliaia di euro, restano inevase le vere priorità del paese: scuole che faticano a mantenere i servizi, strade che si sgretolano e famiglie sempre più in difficoltà.

Durante la discussione in Consiglio comunale è emersa una confusione ancora più evidente: il sindaco ha parlato genericamente di un “polo socio-sanitario”, l’assessore alle Politiche Sociali parla di “idee in fase di studio” nate da bisogni raccolte in “modo informale”, mentre nella delibera compare soltanto la formula generica “finalità sociali” . Tre versioni diverse per un solo acquisto, a dimostrazione di quanto fragile sia la decisione di spendere così tanti soldi pubblici senza una destinazione chiara, senza un piano operativo e senza una visione condivisa.

A denunciare la mancanza di trasparenza è stato il capogruppo di Centrodestra Unito, Fabio Quadri, che ha ricordato come il Comune possieda già oltre duecento immobili, molti dei quali inutilizzati o in stato di abbandono. “Con i soldi dell’acquisto e della ristrutturazione – ha spiegato – si sarebbero potuti recuperare gli immobili comunali già esistenti, dando nuova vita a spazi dimenticati, senza spendere un euro in più”. Parole di buon senso, rimaste però senza risposta. Secondo la perizia comunale, infatti, i lavori di adeguamento e messa a norma porteranno la spesa complessiva a quasi mezzo milione di euro: 500.000 euro di soldi pubblici per un edificio di cui non si conosce neppure la destinazione finale. Un impegno economico enorme, deliberato senza alcuna consultazione, con la giustificazione che “l’immobile è in posizione centrale”. Una motivazione debole, se non paradossale, considerando che il Comune possiede già strutture centrali inutilizzate.

Un altro aspetto grave è l’assenza totale di partecipazione: nessuna manifestazione d’interesse, nessun confronto con le associazioni o le parrocchie del territorio, nessuna discussione preventiva in Commissione o in Consiglio. Tutto deciso nel chiuso degli uffici comunali, come se il confronto con la comunità fosse un fastidio da evitare. E quando mancano la trasparenza e la chiarezza, nascono inevitabilmente i sospetti. In paese si vocifera che una parte dell’edificio possa essere destinata all’accoglienza di rifugiati o richiedenti asilo politico, un’ipotesi che nessuno ha confermato ma che molti cittadini temono. Non perché manchi la solidarietà, ma perché l’amministrazione continua a non spiegare nulla, lasciando spazio a paure e incertezze. Ed è proprio questa mancanza di chiarezza – più ancora delle voci – a creare malcontento.

La verità è che questo acquisto sa di improvvisazione. Si spende prima e si pensa dopo. Si usano formule come “finalità sociali” per coprire l’assenza di un progetto reale. E mentre si buttano via centinaia di migliaia di euro, ci sono strade da rifare, famiglie senza case in difficoltà, anziani che chiedono aiuto. Cornate non ha bisogno di altri muri, ma di idee e programmazione. Non servono amministratori che comprano “perché sì”, ma una guida capace di pianificare, ascoltare e scegliere con responsabilità. I soldi pubblici non sono da spendere, ma da investire con giudizio, sulla base di bisogni reali e di progetti concreti. Finché non arriveranno risposte chiare su cosa diventerà l’ex Casa delle Suore, chi la gestirà e quanto costeranno davvero i lavori, resterà la sensazione che questa operazione non sia un investimento per la comunità, ma l’ennesimo atto d’improvvisazione di una giunta che naviga a vista.

Cornate merita di più: trasparenza, serietà e rispetto per i soldi dei cittadini.