Ci avevano detto che differenziare di più avrebbe significato pagare di meno. Oggi scopriamo che non era vero
Negli ultimi anni i cittadini di Cornate d’Adda hanno fatto esattamente ciò che veniva loro richiesto: più attenzione, più impegno, più responsabilità. I dati parlano chiaro: la raccolta differenziata è cresciuta costantemente, tanto da portare il nostro Comune tra quelli definiti “virtuosi”. Un percorso costruito nel tempo, con sacrificio e senso civico, senza bisogno di misure punitive o sistemi coercitivi
Eppure, nonostante questo, la Giunta comunale ha deciso di introdurre l’Ecuosacco. Un progetto che viene raccontato come moderno, equo e ambientalmente sostenibile, ma che nella realtà rischia di trasformarsi nell’ennesima tassa occulta a carico dei cittadini.
Perché diciamolo chiaramente: l’Ecuosacco non nasce per migliorare la differenziata, che a Cornate già funziona. Nasce per far pagare di più chi produce rifiuti, anche quando questi rifiuti sono inevitabili.
Dal 2025 la TARI è già aumentata di circa il 6%. Un aumento certo, immediato, che i cittadini hanno visto arrivare prima ancora di capire come funzionerà il nuovo sistema. A questo si aggiunge ora l’Ecuosacco, che introduce un principio semplice quanto pericoloso: oltre una soglia stabilita, ogni sacco in più si paga.
Ed è qui che il racconto “green” inizia a scricchiolare.
Prendiamo un caso normalissimo, che riguarda moltissime famiglie: una persona sola con un gatto in casa.
Il regolamento prevede una dotazione standard di sacchi per il rifiuto indifferenziato. Ma chi ha un animale domestico produce inevitabilmente più rifiuti non riciclabili: lettiere, sabbia, materiali che non possono essere differenziati. Non è una scelta, è una necessità.
Facciamo il conto.
In un anno servono almeno 52 sacchetti aggiuntivi, uno a settimana. Sacchetti che non sono compresi nella dotazione base e che quindi vanno acquistati. Il costo stimato per integrare questi sacchi è di almeno 37 euro all’anno.
Trentasette euro in più. Solo per poter gestire un’esigenza normale, quotidiana, inevitabile.
Questa non è una sanzione per chi inquina.
È una tassa su chi vive normalmente.
E il problema non riguarda solo gli animali domestici. Riguarda famiglie con bambini piccoli, persone anziane, situazioni particolari che producono rifiuti non riducibili con la bacchetta magica. L’Ecuosacco non distingue tra chi spreca e chi non può fare diversamente. Colpisce tutti, in modo lineare, cieco.
Nel frattempo il Comune continua a sostenere costi importanti, come i circa 65.000 euro annui versati a CEM per i cestini stradali, costi che non spariscono con l’Ecuosacco e che continueranno a gravare sulla collettività. Ma su questi capitoli di spesa non si interviene. Si preferisce invece agire sulla parte più semplice: far pagare direttamente i cittadini, sacco dopo sacco.
Il punto politico è tutto qui:
Cornate d’Adda non aveva un’emergenza rifiuti. Non aveva un crollo della differenziata. Non aveva bisogno di un sistema punitivo. Aveva già cittadini responsabili.
E allora perché introdurre l’Ecuosacco?
La risposta, purtroppo, è fin troppo evidente: perché è uno strumento che garantisce entrate certe. Un bancomat silenzioso, che funziona ogni volta che un cittadino è costretto a buttare un sacco in più.
Altro che premio ai virtuosi.
Qui i virtuosi pagano due volte: prima con l’impegno quotidiano, poi con il portafoglio.
E questa, chiamarla sostenibilità, è davvero difficile.
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