Aumento IRPEF: un’altra scelta che pesa sui cittadini

L’aumento dell’addizionale comunale IRPEF approvato in Consiglio comunale dalla maggioranza di Sinistra non è una svista né un incidente di percorso. È una scelta politica precisa. E racconta molto più di quanto la maggioranza voglia ammettere.

Durante il dibattito si è cercato di minimizzare l’impatto parlando di “pochi euro al mese”. Un argomento che suona quasi offensivo per chi ogni giorno deve fare i conti con bollette più alte, spese che crescono e servizi che costano sempre di più. Le tasse non sono un dettaglio tecnico: sono soldi che vengono tolti ai cittadini, mese dopo mese.

C’è poi un aspetto che molti cittadini non conoscono o non percepiscono fino in fondo: l’addizionale comunale IRPEF viene trattenuta direttamente dalla busta paga e dalla pensione. Non arriva come una bolletta separata, non si paga con un bollettino. Viene prelevata automaticamente, ogni mese, riducendo il netto che lavoratori e pensionati trovano sul conto. È un aumento che non si vede, ma che si sente, perché significa meno soldi disponibili per le spese quotidiane.

Questo aumento arriva dopo una sequenza di rincari che i cittadini di Cornate conoscono bene. Prima la TARI, poi l’aumento dei costi legati ai servizi scolastici e dei servizi cimiteriali, ora anche l’IRPEF comunale. Sempre la stessa logica, sempre gli stessi a pagare. Pensionati, lavoratori, famiglie: il ceto medio che tiene in piedi il Comune diventa, ancora una volta, il bancomat da cui attingere.

Non si tratta di una misura mirata o temporanea. È un aumento generalizzato che colpisce una platea ampia, comprese persone con redditi fissi o in difficoltà economica, che non hanno margini per assorbire nuove trattenute. Dire che “sono pochi euro” significa non capire – o fingere di non capire – che pochi euro, sommati a molti altri aumenti, diventano rinunce concrete.

Il nodo politico è tutto qui: governare significa fare delle scelte. E una buona amministrazione cerca prima soluzioni dentro la propria gestione, rivede le priorità, taglia gli sprechi. Quando invece la risposta è sempre e solo l’aumento delle tasse, il messaggio è chiaro: mancano idee, visione e capacità di governo.

C’è poi un tema di correttezza e trasparenza verso i cittadini. È legittimo chiedersi se questo aumento sarebbe stato accettato allo stesso modo se fosse stato dichiarato apertamente in campagna elettorale. Le decisioni fiscali non possono essere presentate a posteriori come scelte obbligate o puramente tecniche: sono atti politici e come tali vanno spiegati prima, non giustificati dopo.

IMU, TARI, servizi più cari e ora anche IRPEF. Questo è il quadro complessivo che emerge a un anno e mezzo dall’inizio del mandato. Un quadro che racconta un’amministrazione che, di fronte alle difficoltà, sceglie la via più semplice e meno coraggiosa: far pagare i cittadini invece di governare davvero.

Questo è il Natale che ci hanno regalato. E non è una sorpresa gradita.

Torna in alto