Cornate rischia di essere investita da un’ondata di traffico

Il nostro gruppo consiliare ha presentato un’interrogazione urgente in merito al destino del Ponte San Michele di Paderno d’Adda, oggi al centro di un confronto istituzionale che lascia poche certezze e molte preoccupazioni.

La chiusura definitiva del Ponte San Michele entro il 2030 è ormai una certezza. Rete Ferroviaria Italiana ha avviato ufficialmente il dibattito pubblico per la realizzazione della nuova infrastruttura che, con ogni probabilità, non sarà pronta prima della dismissione dell’attuale ponte. E mentre si discute su dove e come costruire, nessuno sembra porsi il problema di cosa accadrà nel frattempo a Cornate d’Adda.

Il tema è semplice quanto preoccupante: con la chiusura del collegamento Paderno–Calusco, migliaia di veicoli che oggi transitano sull’attuale ponte saranno costretti a cercare percorsi alternativi.
E uno di questi percorsi passerà inevitabilmente da Cornate d’Adda.

In particolare, i flussi provenienti dall’entroterra lecchese – la zona dopo Verderio, Merate, e tutta la cintura nord – diretti verso Milano, Bergamo o l’autostrada, si riverseranno sul ponte di Trezzo sull’Adda. Ma per arrivarci, la via più logica e diretta è proprio attraverso Cornate.

Questo significa una sola cosa: un aumento esponenziale del traffico veicolare nelle nostre strade.

Cornate non è un comune nato per sostenere flussi interprovinciali. Le sue vie principali – da Cornate a Colnago – sono pensate per una mobilità locale, non per diventare un corridoio strategico tra due province.
Eppure, proprio questo rischiano di diventare.

Nel giro di pochi anni, ci troveremo a dover gestire:

  • Un enorme incremento di auto, camion e mezzi pesanti
  • Code e rallentamenti costanti negli orari di punta
  • Un forte impatto su incroci, zone scolastiche e quartieri residenziali
  • Inquinamento crescente, disagio quotidiano, rischio sicurezza

Tutto questo senza che il nostro Comune sia stato ufficialmente coinvolto nei tavoli decisionali.

Il paradosso è evidente: mentre altri territori discutono su dove posare i piloni del nuovo ponte, Cornate si prepara a subirne gli effetti collaterali più gravi, senza voce in capitolo.
Non si parla di misure compensative, né di progetti viabilistici alternativi. Nessun piano di contenimento, nessuna previsione strutturale per evitare il peggio.

Eppure il tempo stringe. Le decisioni si stanno prendendo ora. E se Cornate continua a rimanere fuori dal confronto, pagherà il prezzo più alto.

Come gruppo consiliare Centrodestra Unito , continueremo a vigilare e ad alzare la voce.
Non vogliamo assistere in silenzio a un processo che rischia di trasformare il nostro Comune in una tangenziale obbligata.
Vogliamo coinvolgimento, ascolto, e soprattutto un piano di tutela serio per la viabilità locale, prima che l’assedio del traffico diventi realtà.

Il ponte si chiude.
Non possiamo permettere che si chiuda anche l’attenzione verso Cornate d’Adda..

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